
Non è più una voce di corridoio: la Roma sta davvero trattando l’ingaggio di Roman Pavlyuchenko.
A confermarlo è stato il procuratore del giocatore, Oliver Wendt, che ha così parlato a proposito della presenza a Londra del ds giallorosso Pradè: “E’ venuto a Roma – si legge oggi sul ‘Corriere dello Sport’ – per sondare il terreno. Roman lascerà di sicuro il Tottenham, cosa che avrebbe voluto già fare la scorsa estate. L’affare con la Roma è fattibile, ma bisogna vedere le esigenze dei due club in questione. Roman sarebbe disponibile a trasferirsi nella capitale italiana. Se il Tottenham dice sì e la Roma dice sì l’affare Pavlyuchenko può andare in porto”.
Il nodo da sciogliere è quello della formula del trasferimento: la Roma vorrebbe l’attaccante in prestito, gli “Spurs” vorrebbero fare cassa e non ritrovarsi il prossimo anno nuovamente il russo in organico, da piazzare. Anche Van Nistelrooy, intanto, ha confermato la propria intenzione di lasciare Madrid per giocare con continuità, ma ha espresso già il desiderio di tornare in Premier League, magari al Manchester United.
La Roma, però, non molla l’olandese e per il prossimo anno segue anche Castellazzi, portiere della Sampdoria in scadenza di contratto.
Articolo preso da: www.goal.com

«Il venir meno dell’Accordo sul debito non è altro che il riflesso formale della sostanziale impercorribilità del piano messo a punto da Italpetroli, piano sul quale (in uno con l’Accordo sul debito) si basavano, come emerge chiaramente dalla relazione sulla gestione, i presupposti della continuità aziendale». A pagina 9 dell’atto di citazione di Unicredit contro Italpetroli dell’11 novembre, rivelato ieri da Il Messaggero, e depositato al tribunale di Roma, i legali dello studio Carbonetti condensano i motivi per i quali chiedono ai giudici «la dichiarazione di nullità o comunque l’annullamento della delibera assembleare del 30 giugno di approvazione del bilancio 2008». Dal documento n. 3 allegato all’atto, risulta che la holding ha chiuso l’esercizio con una perdita di 32 milioni. Nella citazione Unicredit chiede al giudice oltre di annullare il rendiconto di esercizio, «di condannare la società convenuta (Italpetroli, ndr) al pagamento delle spese, diritti e onorari di giudizio, oltre all’iva». Il gruppo romano è invitato a costituirsi almeno 20 giorni prima della data fissata del 25 febbraio 2010. La banca guidata da Alessandro Profumo, azionista al 49% di Italpetroli di cui è il principale creditore per cassa con 324,9 milioni (a settembre) «interamente scaduto», porta in giudizio la holding controllata al 51% dalla famiglia Sensi perchè «è necessario che nelle valutazioni di bilancio si tenga conto degli effetti della mancanza di continuità aziendale». E il venir meno della capacità di proseguire l’attività dipende dal fatto che non sono stati venduti gli asset il cui ricavato sarebbe servito per onorare le scadenze: i debiti totali sono oltre 400 milioni in quanto oltre Unicredit, c’è Mps che avanza 80 milioni. La banca senese non si è associata alla battaglia giudiziaria anche se potrebbe beneficiare di un eventuale successo. Nell’atto che riprende l’Accordo sul debito del 18 luglio 2004 e disdettato da Unicredit il 4 giugno scorso, si fa un riferimento generico agli asset di proprietà del gruppo da vendere: e non essendo esclusa la As Roma, anche il club giallorosso quindi sarebbe rientrato fra i beni da cedere. Anche se finora era stato comunicato che la scelta dei beni veniva affidata al giudizio del management del gruppo. Il ragionamento giuridico di Unicredit per contestare il bilancio di Italpetroli muove da dati di fatto e da conseguenze previste dai principi contabili, cioè i criteri in base ai quali deve compilarsi il bilancio di una società. Allora: il 28 maggio il consiglio ha approvato il progetto di bilancio che è stato poi ratificato dall’assemblea dei soci del 30 giugno «senza che nessuna informativa integrativa venisse fornita rispetto al progetto di bilancio (redatto sul presupposto di continuità prima dell’intervenuta inefficacia dell’Accordo sul debito) e senza che il collegio sindacale o Pwc (la società di revisione, ndr) modificassero o integrassero le proprie relazioni». Secondo la banca l’assemblea «rappresentava l’ultima chance per amministratori, sindaci e revisore, per trarre le dovute conseguenze». Quindi «gli amministratori hanno colpevolmente omesso di indicare la sopravvenienza», cioè il recesso dall’Accordo. Recesso che secondo Unicredit ha fatto venir meno il pactum de non petendo, cioè l’impegno a non agire in giudizio per riavere il proprio credito in quanto l’art. 15 (iii) – un modo degli atti giuridici per indicare un capitolo – dell’Accordo, «tra le cause di risoluzione o recesso, prevedeva, alla lettera c), «la mancata trasmissione ad Unicredit della certificazione del nav al 31 dicembre 2008 entro 120 giorni dalla data di riferimento». Cioè entro il 30 aprile 2009. Il nav è il patrimonio di una società contabilizzando attivo e passivo. Italpetroli solo il 30 giugno, «quindi in un momento significativamente successivo al recesso di Unicredit» inviava alla banca la comunicazione del nav. Che era positivo ma il 10 novembre Unicredit eccepiva che il nav trasmesso non era stato formulato in base ai principi concordati. I conti dello scorso anno hanno registrato una perdita di 32 milioni nonostante «alcune voci dell’attivo appaiono significativamente sopravvalutate»: in particolare i crediti e le partecipazioni che «da sole rappresentano oltre l’85% dell’attivo di bilancio» in quanto contabilizzati in continuità aziendale. «Per effetto di queste gravi irregolarità», si legge a pag. 11, «il bilancio non riporta una rappresentazione attendibile… conseguentemente è affetto da nullità» che «comporta nullità della delibera di approvazione».
Articolo preso da www.romagiallorossa.com
Rosella Sensi: Meritiamo rispetto, onoreremo il debito con Unicredit

Ecco l’intervista rilasciata questo pomeriggio al TG1 dal presidente dell’As Roma Rosella Sensi
“Si è parlato per mesi di decreti ingiuntivi prima che il tribunale si pronunciasse, metà di questi decreti sono già statti rigettati, se anche l’altra metà dovesse essere rigettata chiederemo i danni attraverso i nostri legali nelle sedi competenti. Onoreremo il debito con Unicredit, ma ci tengo a precisare che il nostro gruppo non è in liquidazione, e chiediamo e meritiamo rispetto e giustizia anche per tutte quelle persone che hanno affetti ed interessi nella nostra società e per i tifosi che questa mattina sono stati offesi”.
Articolo preso da www.romagiallorossa.com

Alle ore 19,30 è terminata la conferenza stampa straordinaria voluta dal Presidente Rosella Sensi dopo l’articolo apparso su “Il Messagero” di stamane.
L’articolo tratta di una possibile cessione dell’asset dell’AS ROMA visto che Unicredit ha citato in tribunale la Italpetroli.
Da quanto si apprende dal sito www.romagiallorossa.com sembra che nel TG1 di stasera delle ore 20.00 ci sarà un’intervista esclusiva del Presidente Rosella Sensi.
La Sensi uscendo dagli uffici ha chiesta scusa per non aver potuto invitare tutti ma non aveva la piena disponibilità della sale.

Nicolas Burdisso ha già fatto sapere di voler rimanere alla Roma e la società sta lavorando per formalizzare l’operazione. Considerata la poca disponibilità economica del club giallorosso, secondo tuttomercatoweb l’Inter potrebbe venire incontro alle esigenze giallorosse cedendo Burdisso a titolo definitivo in cambio del cartellino di Marco Andreolli. Il difensore di Ponte dell’Olio è giovane, italiano e proveniente dalle giovanili interiste: tutti vantaggi da sfruttare in sede di lista Champions. Il ritorno di Andreolli in cambio di Burdisso a fine giugno consentirebbe alla Roma di non investire neanche un euro nell’operazione di mercato.
Fonte: Tuttomercatoweb
Articolo preso da www.romagiallorossa.com

La risposta della famiglia Sensi, e nello specifico del presidente dell’AS Roma, Rosella Sensi, all’articolo apparso oggi su Il Messaggero non si è fatta attendere. E’ stata convocata in tempo record la seconda conferenza stampa ad inviti (dopo quella dell’estate scorsa a Civitavecchia): questa volta si tiene nella sede di ItalPetroli in via della Cava Aurelia. Da quello che emerge in questi minuti, la Sensi vorrà fare chiarezza su quanto scritto oggi nel pezzo a firma di Rosario Dimito. Le testate invitate sono la Gazzetta dello Sport, il Corriere dello Sport, Il Tempo e Il Messaggero.
Articolo preso da www.romagiallorossa.com

Unicredit chiede al tribunale di Roma che attesti «la dichiarazione di nullità o comunque l’annullamento della delibera assembleare del 30 giugno 2009 di approvazione del bilancio 2008 della Compagnia Italpetroli». L’atto di citazione redatto da Francesco Carbonetti, Fabrizio Carbonetti, Massimo Tesei, secondo quanto ricostruito da Il Messaggero presso fonti giudiziarie, lungo 13 pagine in cui si ricostruiscono gli ultimi eventi, è stato depositato l’11 novembre scorso. L’udienza è fissata per il 25 febbraio 2010. Il nuovo fronte giudiziario aperto, dopo le 13 richieste di procedimenti esecutivi presentate e i due pignoramenti ottenuti, dimostra che Unicredit ha rotto gli indugi per recuperare il proprio credito, pari a settembre a 324,9 milioni, cui vanno aggiunti altri 100 milioni che Italpetroli deve a Mps. La banca guidata da Alessandro Profumo spiega che avendo l’istituto di credito disdettato l’accordo sul debito – perchè Italpetroli non ha pagato le rate – il bilancio non sarebbe più veritiero perchè non tiene più conto del valore dei crediti e delle partecipazioni. Non c’è quindi, sempre secondo gli avvocati, più continuità aziendale. Di qui l’ipotesi che il gruppo venga messo in liquidazione con la cessione di tutti i beni, compresa la As Roma, per restituire quanto dovuto. «Gli amministratori ritenevano che il gruppo Italpetroli», si legge nel documento, «si trovasse in una situazione di continuità aziendale e, conseguentemente, predisponevano il bilancio secondo i principi applicabili nella prospettiva della continuazione dell’attività» Ma «la valutazione di continuità, nella situazione di fortissimo indebitamento di Italpetroli, era in buona sostanza basata sull’esistenza di un accordo con il principale creditore, Unicredit – socio al 49% del gruppo di cui la famiglia Sensi ha il 51%, ndr – comprendente tra l’altro, un pactum de non petendo e disciplinante un processo di significative, ma progressive cessioni di asset». Il progetto di bilancio veniva approvato il 28 maggio dal consiglio e il 30 giugno dall’assemblea, con l’astensione di piazza Cordusio. Pochi giorni dopo l’ok del consiglio, cioè «il 4 giugno Unicredit esercitava il proprio recesso dall’Accordo sul debito». E come conseguenza «veniva meno il pactum de non petendo», cioè l’impegno a non intraprendere azioni giudiziarie per riavere i soldi. Il 15 giugno il Collegio sindacale dava parere positivo al bilancio e «non faceva menzione dell’intervenuta inefficacia dell’Accordo sul debito». Sempre il 15 giugno anche PriceWatherouseCoopers, società di revisione, emetteva giudizi che «ignoravano l’intervenuta risoluzione dell’Accordo sul debito e le ”dirompenti” conseguenze sui bilanci». Il rilievo mosso nella citazione è che tra l’approvazione del consiglio e quella dell’assemblea, è intervenuta la disdetta degli accordi e «di ciò non è stata data alcuna informazione in sede di approvazione». Lo studio Carbonetti si dilunga nell’argomentare che secondo i principi contabili, cioè i criteri alla base della compilazione di un rendiconto, se tra le due delibere intervengono fatti nuovi «gli amministratori dovranno opportunamente modificare il progetto di bilancio…. facendo cadere il presupposto della continuità aziendale. Nel caso specifico essendo stati violati i principi, i bilanci non rappresentano in modo corretto e veritiero la situazione finanziaria e patrimoniale del gruppo Italpetroli, venendo meno il rispetto del fondamentale principio di attendibilità del bilancio». Nulla viene spiegato nella relazione del cda sulla disdetta dell’Accordo ma «gli amministratori hanno sentito la necessità di indicare, tra i fatti di rilievo intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio, il raggiungimento, nel marzo 2009, di un’intesa con Unicredit per un’integrazione dell’Accordo sul debito avente ad oggetto il differimento di alcuni termini previsti». La rata inevasa a dicembre di 150 milioni, avrebbe dovuto essere pagata a luglio. Nella citazione per spiegare i motivi per i quali il bilancio sarebbe da annullare si fa riferimento ad «alcune voci dell’attivo che paiono significativamente sopravvalutate per effetto della mancata applicazione dei suddetti principi». Italpetroli è una holding, «le poste primariamente interessate sono senz’altro le partecipazioni (iscritte in bilancio per oltre euro 117 milioni) ed i crediti verso le controllate (118 milioni)». Le partecipazioni «sono state valutate al costo (117,8 milioni) a fronte di un valore di patrimonio netto inferiore per oltre 80 milioni (esattamente 35,3 milioni)». Quanto ai crediti «parte significativa di tali rapporti deriva da operazioni infragruppo» e la loro restituzione poggia sull’esistenza dell’accordo sul debito. Dalle carte si apprendono dettagli finora inediti dell’accordo sul debito del 18 luglio 2008: tra le ipotesi di risoluzione di questo accordo figura la mancata trasmissione ad Unicredit della certificazione del valore del nav – cioè del patrimonio di gruppo al netto delle passività – entro il 30 aprile. Siccome Unicredit non ha ricevuto questa certificazione entro la scadenza, la banca ha ritenuto che il patrimonio fosse negativo. Così il 4 giugno ha notificato il recesso dall’accordo. Italpetroli ha comunicato il 30 giugno a Unicredit, oltre i termini, il valore del nav, positivo, ma il 10 novembre piazza Cordusio «eccepiva che il nav trasmesso non era conforme ai criteri contrattuali poichè includeva significative rettifiche positive, diverse ed ulteriori rispetto a quelle contrattualmente ammesse che, ove scomputate, conducevano ad un risultato negativo del nav».
Fonte: Il Messagero
Articolo preso da www.romagiallorossa.com

Un mese e mezzo all’inizio del calciomercato di riparazione, sei settimane per definire strategie e allacciare contatti. Senza liquidità economica, col preciso intento di alleggerire e riconvertire il monte ingaggi (circa 70 milioni) da alcuni compensi improduttivi, la Roma proverà ad acquistare quel centravanti chiesto da Claudio Ranieri e, prima ancora, da Spalletti. I nomi della sospirata punta mai arrivata non sono particolarmente inediti, anzi. Ruud Van Nistelrooy e Roman Pavlyuchenko, Luca Toni e Rolando Bianchi. Qualcuno sembra inarrivabile per l’elevato stipendio, mentre altri, come il granata, a suon di gol hanno fatto impennare le proprie quotazioni. In comune, tutti hanno la strana prerogativa di figurare tra gli affari possibili da qualche mese a questa parte. Di Van Nistelrooy la Roma sta parlando col Real Madrid da agosto, quando tentò in extremis di convincere l’olandese ad accettare il trasferimento. Sul suo conto pesano come macigni le remore di natura fisica, mentre per Pavlyuchenko, in alternativa ai 12 milioni richiesti, non è escluso che il Tottenham possa considerare di «barattarlo» sei mesi con Julio Baptista.
Nella lista dei papabili candidati ci sono almeno altri due centravanti italiani: Robert Acquafresca e Michele Paolucci. Per l’attaccante Conte sarebbe disposto a valutare la fattibilità di uno scambio di prestiti con Guberti e/o Cerci e l’agente di Paolucci, De Nicola, ha recentemente rivelato che i giallorossi quattro mesi fa s’informarono sul suo assistito attualmente in forza al Siena. Se a queste operazioni si potrà lavorare con interlocutori diversi, è indubbio che con la partner fissa delle ultime sessioni di mercato (l’Inter) Montali, Conti e Pradè dovranno trattare ancora una volta. Non tanto per riprovare l’ennesimo assalto a Suazo, piuttosto per definire nelle prossime settimane la situazione che riguarda Burdisso. L’argentino è in prestito e ha chiesto di conoscere al più presto il proprio destino, che pare sempre più legato a quello di Andreolli.
Mourinho vuole abbassare l’età media del suo smisurato organico e vede di buon occhio il reintegro del giovane difensore piacentino. Sarebbe proprio lui, a quel punto, la chiave per sbloccare l’acquisto di Burdisso. Se n’è parlato tra dirigenti la scorsa domenica a Milano trovando un accordo di massima, anche se le parti si aggiorneranno non prima di fine anno. In alcuni ambienti del calciomercato ieri è tornata a circolare voce su un possibile ritorno di Mancini: ipotesi prontamente smentita a «Romanews.eu», così come i presunti contatti tra i club, dal manager del brasiliano Gilmar Veloz. Anche questa, forse più di tutte le altre messe insieme, avrebbe il sapore della minestra riscaldata.
Intanto Daniele De Rossi è ancora in ospedale per ulteriori accertamenti: una misura precauzionale dopo la colica renale che l’ha bloccato. Improbabile che possa giocare col Bari.
Fonte: Corriere della Sera
Articolo preso da www.romagiallorossa.com





























